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martedì 3 novembre 2020

Mary si veste come le pare, K. Negley

I pantaloni, abbigliamento comodo e usato tantissimo da tutti, bambini e bambine (oltre che dagli adulti), eppure la cosa bizzarra è che non si è sempre potuto fare. C'è stato un tempo in cui le bambine, le donne, potevano indossare solo gonne, abiti definiti femminili. Sì, perché anche gli abiti un tempo avevano un genere.

Un giorno però è arrivata la piccola Mary, una bimba americana che si era stancata della scomodità della gonna, che limitava i movimenti, stringeva in malo modo e così ebbe una brillante idea: indossare i pantaloni. Idea brillante, certo, ma che si dovette scontrare con le consuetudini ben radicate dell'epoca, con gli adulti conformati alle convenzioni. Mary, in questo meraviglioso albo illustrato, vediamo che ne parla col papà (uomo illuminato, che si evince dalla sua breve risposta a Mary), ci riflette, si rassegna quasi. Quasi! perché lei è una ragazzina determinata e porta avanti la sua idea e quando sta per perdere le speranze, quando ogni giorno diventa una lotta, una discussione, ebbene, abbiamo il lieto fine: i pantaloni verranno indossati da tutti.

Celeberrima la frase "Io non indosso vestiti da uomo, io indosso semplicemente i miei vestiti!", simbolo di una lotta che per fortuna la vedrà vincitrice. Mary è Mary Edwards Walker, nata nel 1832 e morta a 87 anni. La sua vita è stata una lotta all'emancipazione costante e coerente. Dopo aver permesso alle bambine e alle donne di indossare i pantaloni, divenne anche uno tra i primi medici donna negli Stati Uniti; lavorò durante la Guerra Civile come medico e, ad oggi, è la sola donna ad aver ottenuto la Medaglia d'Onore del Congresso (ed è la più alta onorificenza militare dell'epoca).

L'albo è illustrato con una tecnica di ritagli e acquerelli che lo rendono visivamente molto accattivante e simpatico, rivelando però alla lettura un testo seppur breve, profondamente pregno di significati. Il papà che spiega a Mary "che le persone a volte hanno paura di ciò che non capiscono" è un insegnamento, una considerazione fondamentale nella realtà di ciascuno di noi e applicabile ai contesti più vari.

Un albo che raccontando la storia ispiratrice di Mary Walker, inneggia al coraggio di portare avanti le proprie idee con l'esempio e le parole ( e mai, mai con la violenza), insegna la tolleranza, insegna che le cose si possono cambiare e che cambiare non è segno di debolezza ma di intelligenza, di adeguamento. Una piccola bambina, dal grande temperamento perché, e quì parafrasiamo la grande Beatrice Alemagna, i bambini sono piccoli ma non per questo hanno idee piccole (da Che cos'è un bambino?).

Una biografia illustrata che, ancora una volta, si dimostra essere un genere da tenere in altissima considerazione poiché alla bellezza di un albo illustrato, viene affiancato un testo altrettanto bello e soprattutto di reale ispirazione per i bambini, che si accostano a delle vite lontane da loro ma che hanno conseguenze anche nella loro quotidianità attuale. Un grazie a La Margherita edizioni per aver portato in Italia questa bellissima storia!


Mary si veste come le pare di Keith Negley

la Margherita edizioni 2020

euro 14.00





giovedì 8 ottobre 2020

L'ultimo viaggio di Billie di R. Brandoni, C. Di Vivona e voce narrante D. Mancini

 


Billie Holiday in un albo illustrato per un pubblico di giovanissimi? si potrebbe pensare che non sia il soggetto adatto da proporre ai bambini e invece abbiamo un albo realizzato in maniera impeccabile. Billie, famosa cantante afroamericana dalla voce inconfondibile e piena di sfumature, una donna che ha cantato una canzone diventata poi simbolo di un'intera lotta per i diritti civili e mi riferisco alla struggente Strange fruit, il cui tema è addirittura il linciaggio, perché gli "strani frutti" che dall'albero dondolano sono le persone vittime di questo orribile crimine. 

L'albo non risparmia nulla della vita travagliata di questa donna, la incontriamo ormai anziana che dialoga con una bambina che si rivolge a lei chiamandola nonna, ma nonna, Billie, non lo è e solo proseguendo la lettura comprendiamo che sta parlando con una sé stessa bambina, ripercorrendo la sua vita, analizzando i fatti che le sono accaduti, rimpiangendo il colore della sua pelle, le vessazioni subite, i dolori provati e le difficoltà incontrate come artista donna e di colore in un mondo che aveva la segregazione razziale come regola.

La trama è dura perché dura è stata la vita di Billie eppure l'albo ha una resa così delicata da essere perfetto per i giovani lettori. L'autore (scrittore e anche ottimo musicista) ha avuto una attenzione estremamente accurata nella scelta delle parole, pur non censurando niente, non abbiamo mai nulla di forte, di crudo e laddove le parole avrebbero potuto essere troppo dure arrivano le splendide illustrazioni di Chiara di Vivona ad esplicitare (sempre con estremo garbo e dolcezza) in un susseguirsi di sfumature, di chiaro scuro, di sagome abbozzate. Il bambino che si avvicina a quest'opera può farlo serenamente, sarà poi la mediazione di un adulto ad aiutarlo a comprendere o approfondire gli argomenti. Il finale è pieno di rinascita e speranza, in cui finalmente la consapevolezza viene raggiunta. 

L'albo è creato assieme ad una traccia musicale con voce narrante di Debora Mancini e ascoltarlo fa veramente calare nella storia,

Non si fosse capito, è un libro che amo moltissimo, che trovo perfetto nella sinergia tra testo e immagine  e che ad ogni pagina voltata risulta evidente la passione degli autori per questa artista, lo studio approfondito fatto e la cura, l'attenzione al pubblico verso il quale è rivolto.


 

L'ultimo viaggio di Billie - R. Brandoni, C. Di Vivona

2020 Edizioni Curci Young e Fingerpicking.net 

euro 16.00



giovedì 13 novembre 2014

Mrs Poe, L. Cullen

Che libro affascinante!
Io amo Edgar Allan Poe e sono fermamente convinta che sia stato un genio (folle senza dubbio ma geniale!) e non avrei mai potuto lasciarmi scappare l'occasione di leggere un libro che parla di lui e della sua vita, seppur romanzata.
Ho trovato la scrittura della Cullen assolutamente idonea al genere, scorrevole e chiara. Nonostante a volte ci siano pagine meno coinvolgenti, il libro non è mai pesante e scivola via veloce.
Mrs Poe narra della liason amorosa che ha legato il sommo Edgar Poe alla poetessa Frances Osgood tra il 1845 e il 1848. Si incontrano per la prima volta in uno dei salotti letterari tanto amati e in voga nell'ottocento e contro ogni previsione i due si sentono immediatamente legati da qualcosa di indefinibile che va oltre il raziocinio. Lei è una donna recentemente abbandonata dal marito pittore libertino, che vive a casa di amici assieme alle sue due figlie. Lui è un poeta e un critico spietato, che si fa odiare da quasi tutti gli uomini per la sua penna avvelenata e folgora le donne con bellezza e mistero. Sposato alla cugina-bambina che spesso porta con se negli incontri letterari, il nostro poeta e la Osgood iniziano un legame prima solamente intellettuale poi anche fisico che li porterà a passioni folli quanto dolorose. I sensi di colpa di lei e le rigide convenzioni della società in cui vivono fanno sì che la vicenda sia sempre e solo tormentata. Virginia, la moglie di Poe, cerca anche lei di instaurare un rapporto con Frances tanto da coinvolgerla e invitarla spesso a casa o a gite varie, sempre accompagnati dalla mamma della giovane moglie malata di tisi e le cose vanno intricandosi...
Non è una semplice storia d'amore. Abbiamo un meraviglioso affresco della società dell'epoca, leggiamo di autori importantissimi calati nel contesto e quindi anche alle prime armi (la mia adorata Alcott, Melville che vuole scrivere di una non precisata balena!), insomma tante piccole chicche che mi hanno fatto passare il tempo sottolineando frasi e nomi per poi cercare corrispondenze reali nel web! La Cullen ha fatto un ottimo lavoro di ricerca ed è infatti quasi tutto corretto quello che scrive e sono poche le licenze poetiche che si prende. La storia diventa comunque piuttosto macabra, con la malattia di Virginia che non si sa se essere solo fisica o anche mentale, con la cupezza di Edgar Poe e con le parole de Il corvo che risuonano in ogni pagina "...mai più...mai più...."
La vita dei tre protagonisti e di chi li circonda non è stata delle più felici e l'epilogo è davvero triste e amaro, quasi fosse d'obbligo solo un finale tragico per personaggi di tale livello artistico e capaci di tali passioni totalizzanti.
Una lettura davvero affascinante.

Mrs Poe, Cullen Lynn
Neri Pozza
2014
pag. 396
euro 18,00

martedì 8 luglio 2014

La mia seconda vita, Christiane F.

Oh mamma che fatica ingranare con questo libro. Che poi..libro...le biografie sono sempre qualcosa in più rispetto a un romanzo e proprio per questo non posso dare un voto in stelline anobiiane alla vita di una donna.
Christiane F. la tossica più famosa di sempre, riprende il filo da dove l'avevamo lasciata con Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino e ci racconta cosa le è successo.
Io da adolescente avevo letto lo zoo naturalmente e mi aveva impressionata e coinvolta ma non lo rileggo adesso, nonostante ci sia la tentazione, perchè già so che lo vivrei in maniera completamente diversa dall'epoca e non mi va di cambiare il ricordo che ho. 
In compenso questo seguito l'ho letto ora, che adolescente non lo sono più da un bel po', che di problemi pesanti ne ho avuti a carrettate e la sensazione che mi ha pervasa per tutto il libro è stata un'irritazione profonda. Trovavo Christiane una vittima della sua vita ma ora che capisco forse un po' di più, mi trovo a pensare che sia solo una che non sa reagire in altro modo, che non sa affrontare le difficoltà, che si nasconde ancora dietro ad un'infanzia solitaria e dolorosa. Peccato che ci sia chi ha avuto anche situazioni peggiori e non per questo è diventato il tossico più famoso del mondo. Lo so, non sono molto indulgente con le persone deboli purtroppo ma sono conseguenze della vita che uno si ritrova a vivere e se la Christiane adolescente vista con gli occhi di una adolescente poteva suscitare anche un minimo di compassione/comprensione, la Christiane adulta e tossica vista con gli occhi di una adulta mi suscita solo fastidio. 
In pratica questo secondo libro ci porta nella ricchezza post libro e post film, con una Christiane cge frequenta i maggiori intellettuali dell'epoca e che gira il mondo. Sempre insoddisfatta, sempre alla ricerca di altro. Poi ci ricasca, una, due cento volte. Si crea storie d'amore con gente assurda e problematica (e da la colpa al rapporto col padre), ha diversi aborti voluti fino a che non farà invece un figlio perchè sente che l'orologio biologico corre veloce e ancora più svelto per una con il suo stile di vita. Sembra una mamma quasi perfetta ma il figlio le viene tolto all'età di 12 anni. Lei non fa nulla per riprenderlo perchè in fondo con una famiglia affidataria e con altri ragazzini come lui nella nuova casa starà meglio (palle, cara signora Felscherinow, palle per giustificare la tua debolezza anche in quello che a tuo dire è l'amore più forte del mondo. Sarebbe forse stato così se fosse andato a vivere con altri da neonato ma a 12 anni??!!! sua madre eri tu!) ma gli da un sostegno economico per aiutarlo a crearsi una realtà solidi di studio (almeno una roba fatta ben).
Ama i cani, li adora, però riesce a soffocare 5 cuccioli chiudendoli in un sacco e seppellendoli sotto la sabbia, nel suo periodo greco. 
E' tutto e la contraddizione di tutto. Per quanto mi riguarda invece è solo una persona che continua a nascondersi dietro un dito e il successo che può avere adesso è solo una paraculata visto che può usare la scia dello zoo di Berlino.
Pessima su tutti i fronti.